Il padrino – Mario Puzo

Quando “Life” la celebre rivista americana ha definito Il padrino “il romanzo più venduto di ogni tempo” molti hanno subito obiettato che si trattava di un’esagerazione, il tempo ha dato ragione alla preveggenza del recensore del libro: “Il padrino” è effettivamente il libro più venduto di ogni tempo, è il best seller per eccellenza, solo di questo libro ne sono state vendute dieci milioni di copie nei primi due anni. Sono ormai passati quarant’anni esatti dalla pubblicazione della prima edizione. Ma per comprendere le ragioni del Padrino bisognerebbe anche leggere “THE GODFATHER PAPERS and other confessions” scritto da Puzo e in cui vengono rivelati molti retroscena sul libro.

Possediamo la prima edizione uscita in Italia de “Il padrino” e il libro che contiene le note dello stesso Puzo intitolato “I diari del padrino”, pubblicato dalle edizioni dall’Oglio nel 1972, note che completano il primo almeno per quanto riguarda i retroscena che anticiparono l’uscita del romanzo e poi del film. Per il lettore italiano è poi importante leggere il testo originario che ricordiamolo è stato scritto da un italo-americano che ben conosceva il mondo degli emigrati italiani arrivati negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. Al di là del racconto e della fantasia letteraria, la storia romanzata trae direttamente spunto dalla realtà, da quella realtà fatta di padrini e di italiani che parlavano un italiano dialettale e lavoravano nei settori più bassi della scala sociale, Puzo la conosceva bene perché da lì proveniva.
Quasi tutti gli italiani che vivevano lungo la Decima Avenue -racconta Puzo nelle sue confessioni- lavoravano nella ferrovie, le famiglie erano numerose e i figli si procuravano del denaro rubando carbone o ghiaccio a seconda dell’alternarsi delle stagioni.
Prima di raggiungere “l’età del voto” ossia prima di essere affiliati a Cosa Nostra, i giovani italiani rubavano dagli autocarri che si trovavano davanti alle fabbriche, la refurtiva, costituita soprattutto da vestiti, veniva venduta porta a porta. I “migliori” di loro ossia i più violenti facevano carriera nel crimine organizzato.

Dal quadro delineato da Puzo/Padrino, sembrerebbe che gli italiani emigrati fossero tutti una manica di delinquenti che superano di gran lunga qualsiasi luogo comune sugli emigrati dei nostri tempi che delinquono, ma non è così; lo stesso Puzo dirà successivamente che la maggior parte della comunità italiana era costituita da gente onesta che si accontentava dei cinquanta dollari del salario ricevuto per lavorare come camionisti, fattorini o impiegati statali. Insomma non è vero che gli italiani fossero tutti mafiosi, ma è pur vero che tutti i mafiosi erano italiani.

PUZO CONOSCEVA BENE L’AMBIENTE DEGLI ITALIANI

La storia raccontata ne Il padrino è verosimile, una perfetta mescolanza tra realtà e finzione, ma da dove veniva Puzo? Proveniva da una famiglia poverissima , la più povera tra i poveri, ma che aveva un’attenzione quasi maniacale verso il cibo italiano: i formaggi e l’olio d’oliva, un cibo percepito come qualcosa di biblico, di arcaico percepito da sempre nello stesso modo anche dalla progenie successiva. Non mancano gli spaghetti e le polpette

Ecco allora la famiglia italiana di una volta: il padre, la madre che sta in casa e cucina, “era una cuoca esperta” e i figli, tanti figli; e poi il ricordo della madre che diventa sempre mitico, infarcito di aneddoti che ne esaltano la unicità e le qualità di donna forte, la vera padrona della famiglia.

Non possono mancare poi tutti gli altri componenti della famiglia allargata con parenti più prossimi ed affini: uno zio che lavora in un ristorante (italiano) e che faceva la cresta rubando farina e burro, un cugino che lavorava in una fabbrica chimica, insomma il quartiere italiano era una sorta di ghetto dove i suoi abitanti vivevano lontano dal resto della società statunitense.

Puzo ha scritto tre romanzi, il più noto è “Il padrino” che, come lui stesso ha ammesso, ha scritto per fare soldi, ma non sempre ciò che si fa per soldi viene male, anzi sin da subito la critica accolse il romanzo molto bene poi le recensioni scritte in suo favore contribuirono a creare un fenomeno che ancora oggi rimane tale.

La storia di Don Vito Corleone è troppo nota, non la riportiamo, potete trovare dei validi riassunti del racconto, ci soffermiamo invece sugli aspetti letterari, il romanzo ha ritmo, Puzo rende avvincenti anche i momenti in cui avvengono i dialoghi, i personaggi descritti sono cinematografici ma non per questo lontani dalla crudeltà di quelli reali, anzi il fascino sinistro di alcuni di loro (Connie, Michael, Sonny) e, in particolare, di Don Vito, non attenuano il ribrezzo per quella organizzazione che ha e crea consenso in larghi strati della comunità italo-americana.
Quella della progenie di Don Vito è un’infezione che avviene per contaminazione, un’infezione che ha i suoi riti, il suo linguaggio, le sue leggi non scritte e il suo papa con i suoi cardinali (i consigliori). Nel racconto di Puzo si può parlare di immagine stereotipata della mafia? Forse, ma l’abbraccio tra Don Vito e Tattaglia descritto da Puzo è il rituale di sempre, quello che tutti i boss immancabilmente fanno per suggellare un’alleanza, come lo sono i matrimoni, i funerali, i battesimi ecc.

Il padrino è rimasto per 67 settimane il numero 1 nella classifica dei libri più venduti, ogni commento ulteriore è superfluo.

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